Leggende e folklore Sudafricano

Leggende e folklore sudafricaniQuando venne barbaramente picchiato dal governo sudafricano segregazionista aveva trent’anni; oggi ne avrebbe avuto il doppio, se fosse stato ancora vivo. A Pretoria, da poco rinominata Tshwane, ossia Siamo tutti uguali,morì un uomo che aveva un’indiscussa idea sulla tortura. “Nessuno ti dirà mai qualcosa senza tortura, te l’assicuro io. È come suonare il piano: usi i tasti neri e i tasti bianchi per tirarne fuori una dolce melodia.”,disse quest’uomo dallo spirito musicale, il cui nome era Gideon Nieuwoudte, uno dei torturatori che “interrogarono” Steve Biko. Biko era stato arrestato solo da venti giorni, quel 6 settembre 1977, quando uscì davvero malridotto dalla stanza 619 della stazione di polizia di Port Elizabeth; i poliziotti dissero che si trattò di incidente, allorchè l’uomo, evidentemente agitato, sbattè la testa al muro.

Né condanna né amnistia

Cinque giorni dopo, l’11 settembre, Biko fu trovato nella sua cella in gravissime condizioni di salute, e fu trasportato all’ospedale, ma a Pretoria. Il tragitto era lungo diverse centinaia di chilometri, e la folle corsa fu fatta di notte, con il prigioniero caricato sul cassone di una Land Rover, nudo e tenuto in manette. Steve Biko non resse a tutto questo, e spirò la notte dopo.

Questo episodio fu messo all’attenzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che all’unanimità decretò il regime di embargo in Sudafrica, decisione che segnò inevitabilmente l’inizio della fine dell’apartheid. In tutto questo, Steve Biko divenne il simbolo della lotta al razzismo e alla segregazione sociale, un eroe secondo Nelson Mandela.

Vent’anni dopo la morte di Biko, nel 1997, Nieuwoudte e altri agenti ritrattarono la versione del suo decesso, agli atti registrata come morte per sciopero della fame, ammettendo la possibilità di essere stato parte in causa nella faccenda. Davanti alla Commissione Verità e Riconciliazione, il cui presidente era Desmond Tutu, i poliziotti ritrattarono le versioni anche di altri casi, insieme a quello di Biko.

A questo proposito, ricordiamo che nel 1987 il colonnello Nieuwoudt, non soddisfatto da quell’impresa, si industriò per dare fuoco a tutti i cinema che avevano programmato la proiezione del film sulla vita di Biko, Grido di libertà.Tutti gli imputati non ottennero la desiderata amnistia, giacchè non riuscirono a spiegare nei dettagli i fatti riguardanti l’omicidio/tortura. Inoltre, nel 2003 la corte sudafricana li assolse con la motivazione di prove insufficienti. Quando Biko fu ucciso barbaramente dal governo razzista sudafricano, aveva solo trent’anni: che cosa aveva di tanto pericoloso questo giovane uomo per essere ricercato dal regime, messo in condizioni di quasi isolamento e poi essere massacrato con così tanta efferatezza?

Bantu Stephen Biko nacque nella provincia del Capo Orientale, nel dicembre del 1946; ultimati gli studi superiori, si iscrisse presso la sezione universitaria separata per neri di Natal, scegliendo la facoltà di medicina. Nel frattempo, cresceva in lui il senso di coscienza politica. La sua prima battaglia fu combattuta sotto il segno del Nusas, l’unione nazionale degli studenti africani; nel 1969 Biko si distaccò dal Nusas per fondare un’altra organizzazione, la Saso, ossia l’organizzazione degli studenti sudafricani, giustificando il suo atto con il fatto che nella Nusas vi era una forte preponderanza di militanti bianchi, mentre gli studenti neri avevano il bisogno di crearsi uno spazio interamente dedicato ed autonomo per esaltare le loro azioni: nasceva così la Black Consciousness, ossia la Coscienza (o Consapevolezza) Nera, ed il passaggio mentale verso una forma di razzismo al contrario fu veloce. Tuttavia, Biko non si perse d’animo: “I bianchi devono rendersi conto di essere solamente “umani”, non superiori. La stessa cosa per i neri, che devono rendersi conto di essere umani, non inferiori. Per tutti noi questo significa che il Sudafrica non è europeo, ma africano.”, dichiarò in un suo discorso nell’anno della sua morte.

Il film di Richard Attenborough - il regista di Gandhi- Grido di Libertà è basato proprio sul rapporto d’amicizia tra Biko, interpretato da Denzel Washington al suo primo ruolo importante, con un giornalista liberale bianco. È grazie proprio al reporter Donald Woods che siamo venuti a conoscenza di molte cose su Biko, lasciate alla memoria di un libro; Woods pagò con l’esilio il prezzo di questa sincera amicizia.

Steve Biko fu fautore nel 1972 della nascita della Black Peoples Convention, una confederazione costituita da una settantina di gruppi riuniti sotto il segno della coscienza nera. In questo ambito furono preparate le manifestazioni di protesta a Soweto, una delle township di Johannesburg, dove nel 16 giugno 1976 si consumò una terribile repressione della polizia; in quello stesso giorno, oltre un centinaio di neri furono malmenati barbaramente. L’insurrezione si diffuse nel Paese e nel giro di un anno ci furono migliaia di morti, tra cui moltissimi giovani e bambini. Non fu difficile per il governo ricollegare la nuova consapevolezza dei giovani nei confronti delle mostruosità dell’apartheid al nome di Steve Biko. Biko non fu mai membro dell’Anc, African National Congress,la storica corrente il cui leader era Nelson Mandela, che dal 1912 esprimeva il disappunto e la voglia di riscossa della maggioranza nera; per Biko, l’Anc presentava una visione troppo moderata, nonostante poi fu d’accordo nel fondare un braccio armato del suo movimento, anche se il suo credo rimase sempre non violento.

Mandela ricorda che, poco prima del suo ultimo arresto, Biko stava organizzando una riunione segreta con il successore di Lutuli alla direzione dell’Anc, Oliver Tambo; sicuramente, il regime sudafricano temeva questa pericolosa alleanza, e probabilmente Biko fu ucciso anche per questo. 

Voli economici per il Sudafrica seleziona il tuo aeroporto di partenza dall'Italia o dall'estero e scegli tra decine di compagnie, tra cui Ryanair, Easyjet e tante altre e vola con prezzi super convenienti. Risparmia fino al 50%...