Arte Cultura in Sudafrica

Arte e cultura in SudafricaLa grande varietà di culture sudafricane ha visto la loro valorizzazione solo negli ultimi anni, dato che durante l’apartheid le tradizioni ed usanze sono state denigrate, soppresse ed ignorate. Se un cittadino sudafricano possedeva un bene artistico che esprimeva contenuti politici o comunque vietati rischiava addirittura il carcere, ragion per cui la vera arte sopravvisse solo operando in segreto ed in clandestinità, mentre le scialbe opere approvate dal governo venivano esposte o rappresentate. Esempi eclatanti della censura governativa furono la distruzione del quartiere multietnico di Città del Capo, l’allegro District Six, e l’abbattimento di Sophiatown a Johannesburg, un territorio descritto come uno scheletro con un sogghigno stampato sul volto, nel quale molti famosi artisti iniziarono ad operare la loro creatività. Il lato positivo che il Sudafrica sta mostrando in questi anni al mondo è la sua volontà di cambiare la sua immagine, partendo dal basso, dalle strade delle città ed usando tutti gli strumenti dell’arte, come hanno fatto i Ladysmith Black Mambazo, gruppo musicale che anche durante gli anni bui dell’apartheid è riuscito a diffondere la musica e la cultura del proprio Paese.

ARCHITETTURA, PITTURA E SCULTURA

L’architettura autoctona del Sudafrica è rappresentata principalmente dalle case pitturate dei Ndebele e le capanne dei kraal e zulu con le tipica forma ad alveare.

Nelle città principali, in epoca coloniale si affermò lo stile architettonico europeo: un esempio ne è Pretoria, costituita da diversi edifici progettati dall’architetto britannico Sir Herbert Baker, che presentano uno stile imponente e severo.

Risalgono alla fine del 1800 le opere architettoniche di Johannesburg, che spiegano il fermento artistico causato dalla smania degli abitanti di mostrare il loro patrimonio, guadagnato con le miniere d’oro, e che è sfociato poi nell’erezione di magnifici palazzi. Gli edifici di Durban, invece, sono più variegati e compositi, grazie anche alla numerosa comunità di indiani che vi abita. Sia nella stessa Durban che a Cape Town, l’art déco è lo stile più usato tra quelli europei.

Nonostante la varietà di stili, il Sudafrica non è ancora riuscito ad elaborare un’identità architettonica personale, soprattutto dopo il periodo post coloniale e dopo la fine dell’apartheid; tuttavia, si sta sviluppando una corrente costituita da professionisti neri, che però non hanno un grande portfolio, escludendo la Corte Costituzionale di Johannesburg inaugurato nel 2004, costruito sopra il vecchio forte, che è stato la prigione di molti protagonisti della lotta contro il razzismo durante il vecchio regime.

Probabilmente, l’arte delle etnie autoctone del Sudafrica è rimasta l’unica alternativa valida per esplorare la cultura e le tradizioni di popoli ormai quasi estinti. Icona di queste civiltà scomparse sono i graffiti dipinti sulle rocce, eseguiti per mano dei Boscimani, alcuni dei quali sono datati addirittura a 26 mila anni fa.

Durante il colonialismo bianco, l’arte sudafricana rispecchiava ovviamente gli stili in auge nel vecchio continente, e grazie alle immagini esotiche che l’Africa regalava agli europei, questa riusciva ad apparire quanto meno esotica ed inusuale.

Per quanto riguarda la frangia nera della popolazione, la produzione artistica non è stata molto fiorente, e gli stessi artisti non ebbero molta risonanza; a causa dell’ alto costo degli strumenti, dei materiali e dei colori, spesso gli artisti neri non producevano opere di grande qualità ed utilizzavano numerosi supporti di diversi materiali. Il primo pittore ad essere esposto nella Art Gallery di Johannesburg è stato Gerard Sekoto, con la sua tela intitolata Yellow Houses.

Notevoli sono poi i motivi in stile litema usati dalle donne basotho per decorare le case, rendendo tradizionale un costume iniziato con la pittura di simboli di buon auspicio per la fortuna e per la pioggia.

Per quanto riguarda il settore della scultura, la varietà delle forme e dell’uso di diversi materiali è davvero interessante. Tra i tanti artisti, di rilievo è la figura di Jackson Hlungwane, artista molto pio ed emotivo che ha saputo plasmare questa forza in opere entusiasmanti. Un’altra figura affascinante è Helen Martins, capace di creare opere originali ed inverosimili e statuette rappresentanti gli animali della Bibbia, che seguono uno stile molto analogo al quello di Gaudi; la Martins, dopo una vita tribolata, si suicidò.

MUSICA E TEATRO

Anche in Sudafrica, il teatro è diventato un importante mezzo di comunicazione di contenuti politici, soprattutto quando negli anni ’30 questo si diffuse nelle township e molti autori ebbero la possibilità di riadattare i loro scritti al palcoscenico. Il primo regista ad inserire le tematiche dei neri fu Athol Fugard, che fondò numerose compagnie teatrali a Johannesburg e a Port Elisabeth. Il primo successo mondiale arrivò per opera di Welcome Msomi, ideatore di Umabatha, versione zulu del Macbeth. Molte rappresentazioni furono messe al bando, soprattutto se trattavano il tema dell’apartheid; attualmente si stanno cercando argomenti originali da rappresentare, mentre le compagnie indigene stanno raccogliendo discreti successi presso la zona del Capo.

In Sudafrica i costumi tribali sono suddivisi in otto raggruppamenti; tra questi, la fremente musica tradizionale degli sotho, xhosa e zulu è stata di grande ispirazione per Graceland, l’album solista di Paul Simon. Solo recentemente, però, la musica tribale è stata usata per scavare nel profondo delle radici, alla ricerca di reconditi ritmi e dimenticati strumenti musicali da utilizzare; probabilmente, questa iniezione di fiducia nelle radici etniche è giustificata dalla libertà d’espressione conquistata  dai musicisti neri nel post- apartheid, liberando finalmente tutte le energie e la creatività rimaste addormentate sotto la pensante coltre della segregazione.

La mescolanza dei generi musicali, e soprattutto la contaminazione del jazz, sta definendo dei nuovissimi generi musicali, apostrofati con nomi eccentrici come Cross-culture music, Afro-avantgarde o Progressive Afro-jazz, nonostante sia chiaro che le miscellanee musicali hanno difficoltà ad essere definite. I jazzisti hanno abbandonato ritmi conosciuti come il bebop e lo swing per dedicarsi alla creazione di melodie analoghe ed affini, cucite sui ritmi africani ed accompagnando le chitarre, le tastiere ed i sax con i tradizionali strumenti indigeni come i tamburi, gli xilofoni, la mbira - strumento a corde - e l’arco di  Makhweyana.

L’african fusion che si è infine creato è ormai molto lontano dal concetto puro di jazz, ed è stato veicolo importante per la valorizzazione della coscienza culturale delle township e della world music.

Tra i grandi musicisti sudafricani, ricordiamo li pianista jazz Moses Molelekwa, icona della nouvelle vague sudafricana, che ha abbandonato le sue peculiarità squisitamente jazzistiche per dedicarsi totalmente alla Afro-fusion, creando una interessante mescolanza di kalimba groove, acid-jazz e musiche zulu e rag, sposando la musica con testi in lingua Tswana ed interpretazioni di canzoni tribali. 

Tra i grandi interpreti dell’avanguardia, mirabile è il contributo di Zim Ngqawana, che ha mescolato abilmente elementi della cultura musicale dell’Eastern Cape e le influenze contemporanee.

Nel campo della heritage music, come è ovvio, non operano solo artisti neri: tra i musicisti bianchi, di particolare interesse sono gli Jazz Hound, gruppo di successo che sposa con grande originalità melodie orientali con musiche gipsy e ritmi tribali.

Nel mainstream sudafricano, sta crescendo la stella di Lionel Bastos, originario di Cape Town, che riesce a fondere il genere rock con la musica tipicamente tradizionale e tribale e con i ritmi calypso e Shangaan. 

Dagli anni Ottanta, il grande artista Pops Mohamed persegue l’intento di riunire sotto un unico genere musicale l’intera musica africana, sperimentando diverse fusioni con vari strumenti, suoni ed effetti sonori. Studiando strutture armoniche ed arcani strumenti musicali, Mohamed ha scoperto qualche tempo fa la kora, uno strumento diffuso nell’Africa dell’ovest nelle corti reali, inglobandolo immediatamente nel suo progetto musicale.

Il leader del gruppo Bayete, Jabu Khanyil, è divenuto famoso grazie alla sua performance durante il Prince's Trust Concert presso il Royal Albert Hall di Londra. Nato e cresciuto nella strada, nel ghetto di Soweto, in Italia ha raggiunto la celebrità per la sua partecipazione come co-autore in un album di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, scritto proprio a Soweto. 

 

L’Inghilterra accoglie i turisti con il suo particolare connubio di vecchio e nuovo: quindi oltre ad una vasta scelta di hotel tradizionali e classici in Inghilterra, il turista può prenotare hotel tra i più moderni e all’avanguardia, godendosi da una parte la bellezza delle passeggiate a piedi nelle terre incontaminate e dall’altra gli strepitosi paesaggi urbani, facili da attraversare.
E’ proprio da questo connubio del tutto unico che nasce la vera magia dell’Inghilterra: rappresenta un perfetto e ben equilibrato miscuglio tra città d’arte, cultura e storia, ospita numerosi musei, e città dal grande patrimonio paesaggistico e naturale.

 

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